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Le 6 regole d’oro della cucina vegan



  1. Studia e segui il più possibile le combinazioni alimentari;
  2. Scegli frutta e verdura che sia libera da pesticidi;
  3. Elimina gradualmente il sale dalla tua cucina;
  4. Elimina completamente la frittura dalla tua cucina;
  5. Utilizza solo grassi naturali e non idrogenati;
  6. Riduci il consumo di soia e seitan preferendo alimenti naturali.

1 – Studia e segui il più possibile le combinazioni alimentari

Approfondire il tema su quali siano le combinazioni alimentari più corrette risulta essere davvero di fondamentale importanza per preparare ricette vegane equilibrate e facilmente digeribili.
L’alchimia della digestione è un processo cruciale per il nostro benessere generale e il nostro stomaco non produce enzimi a comando; è stato osservato come certe categorie di cibo siano antitetiche l’una con l’altra per un’ottima digestione.
Il medico Herbert Shelton fù colui che parlò in modo molto approfondito sull’importanza delle combinazioni alimentari e ti consigliamo di leggere il suo libro: “La facile combinazione degli alimenti”.
Anche chi segue una dieta vegana può avere problemi digestivi se non osserva almeno le regole basilari di combinazione dei cibi che sono:
  • le verdure si possono associare con qualunque alimento;
  • la frutta và consumata da sola e lontano dai pasti;
  • carboidrati e proteine richiedono modalità e tempisitiche molto differenti di digestione e non vanno consumati nello stesso pasto.

 Combinazioni alimentari

Combinazioni aliemntari frutta


2 – Scegli frutta e verdura che sia libera da pesticidi

Seguire una alimentazione vegana sana significa consumare grandi quantità di frutta e verdura. Ma come la mettiamo con la sempre crescente presenza di pesticidi chimici e fitofarmaci?
Non metteremo mai abbastanza l’accento sull’importanza di scegliere con cura la frutta e la verdura che mettiamo in tavola. Infatti oggi viviamo in un mondo inquinato che mette in serio pericolo la nostra salute.
Essere vegan nel 2013 significa non solo evitare i prodotti animali, ma significa anche essere quanto mai informati su ogni aspetto della nostra nutrizione, scegliendo con cura i nostri fornitori.
Il nostro spassionato consiglio è quello acquistare frutta, verdura e cereali direttamente dai piccoli produttori, scegliendo con cura un proprio contadino di fiducia.
Bisogna ricordarsi che i prodotti più buoni non sono i più belli esteticamente e che il difetto sulla mela, la pesca leggermente mangiucchiata, le patate ancora sporche di terra e non splendenti come il sole di ferragosto sono indice ancora di una produzione in piccolo che rispetta i ritmi naturali.
Utilizzare nella tua cucina prodotti a kilometro 0, di stagione e integrali ti permetterà di riscoprire gusti eccezionali, con il vantaggio di ottenere una salute superiore. Ricette gustose e sane partono da prodotti sani e liberi da pesticidi.

3 e 4 – Elimina il sale e la frittura dalla tua cucina

Una cucina non sarà mai veramente salutare e non ti permetterà di raggiungere maggiore energia e vitalità se non elimini il sale e la frittura dalla tua routine.
Il fatto di evitare i prodotti animali può portare all’inizio a ricercare ancora gli stessi gusti forti, cadendo nell’errore di salare e friggere le tue ricette.
Purtroppo però a lungo andare il sale e la frittura possono portare a problemi su tutto l’apparato cardiocircolatorio e sul fegato, controbilanciando gli effetti positivi di una nutrizione a base vegetale.
Esistono delle alternative al sale e alla frittura e si chiamano erbe aromatiche. Preparando deliziosi misti aromatici imparerai a donare ai tuoi cibi incredibili aromi naturali, con il grande vantaggio di rimineralizzare e alcalinizzare il tuo organismo.

5 – Consuma solo grassi naturali e non idrogenati

A differenza di quello che si crede, un’alimentazione vegana può essere molto ricca di grassi. Il grande vantaggio di consumare solo alimenti vegetali è il fatto di evitare colesterolo e grassi saturi, molto presenti nelle carni.
Anche molti alimenti vegetali però sono ricchi di grassi: semi, noci e avocado per esempio sono composti da più del 50% di grassi, e in molte ricette vegane vengono utilizzati a profusione.
Non tutti i grassi vegetali sono salutari: per esempio la margarina, utilizzata in molte ricette vegan, è composta principalmente da grassi trans, pericolosi per la salute già a basse temperature, e deleteri quando surriscaldati. Mentre l’olio di palma non è da ritenersi un prodotto vegan a causa della deforestazione attuata per produrlo.
La 5° regola d’oro per una cucina vegana veramente salutare comprende quindi il concentrarsi sul limitare i grassi e scegliere solo grassi di origine vegetale interi e naturali, senza surriscaldarli e senza lavorarli industrialmente.

6 – Riduci il consumo di soia e seitan preferendo alimenti naturali.

Anche se per ultimo, questo punto non è meno importante; infatti, sempre per la difficoltà che abbiamo nell’abbandonare le vecchie abitudini, chi passa ad una dieta vegana utilizza spesso e volentieri prodotti sostitutivi vegetali.
Due tra tutti sono prodotti a base di soia e seitan. Senza negare la loro eticità,soia e seitan non devono rappresentare la base della nostra cucina.
Questi prodotti non sono naturali e non si trovano in natura; per non parlare del fatto che il seitan è ricchissimo di glutine, proteina del grano non semplice da gestire per il nostro corpo.
Una regola d’oro è proprio quella di limitarne l’uso, è preferibile in cucina utilizzare i legumi naturali e stagionali, con i quali possiamo preparare creme, salse e intingoli vari con il vantaggio di rimanere sani, leggeri senza rinunciare al gusto.
Osservare queste regole in cucina è molto importante perché ti permettono di unire etica, salute e gusto!!
Passando ad una dieta vegana spesso ci si trova di fronte al problema principale di dover reinventare la propria cucina, e avere bene le idee chiare su quali siano le regole fondamentali ti aiuterà a evitare gli errori più comuni, permettendoti di sperimentare fin da subito leggerezza, salute e quindi più serenità.

Tè verde

 
Detto anche tè vergine, Camellia Sinensis o Thea sinensis, il tè verde contiene proteine (15%), vitamine (vitamina C a livelli comparabili con quelli del limone, vitamine del gruppo B, K), elementi minerali (4-9%), basi puriniche (2-4%) rappresentate da caffeina e alcuni potenti antiossidanti, detti polifenoli e carotenoidi.
I polifenoli sono molto abbondanti (30%) sono costituiti da acidi fenolici (clorogenico, caffeico, gallico), tannini idrolizzabili, flavonoidi, epiafzelechina, sostanze hanno una spiccata attività antiossidante.
La differenza tra il comune tè nero e il tè verde sta nel metodo di lavorazione della medesima pianta.
Nel caso della varietà verde, dal caratteristico sapore amaro, si utilizza un breve periodo di riscaldamento per deattivare gli enzimi ossidanti e preservare il contenuto bioflavonoide.
Nel caso del tè nero, invece, la preprazione tramite fermentazione distrugge molte delle proprietà naturali.
Conosciute da millenni in Oriente, le proprietà del tè verde sono molteplici.
In Giappone, le donne che insegnano la cerimonia del tè e che quindi assumono grandi quantità di bevanda, sono note per la loro longevità.
Inoltre, i casi di morte per cancro in questo gruppo sono molto rari.
- La catechina, il principale elemento, sarebbe in grado di abbassare il livello di colesterolo nel sangue. L'azione degli antiossidanti naturali, quindi, riduce la tendenza allo sviluppo delle malattie cardio-vascolari.
- Il tè verde rallentrebbe la formazione di radicali liberi, responsabili del danneggiamento del DNA, azione che puo' portare allo sviluppo del cancro.
- Il tè verde aumenta la velocità con cui l'organismo brucia i grassi. I responsabili di questo processo sono le catechine che aumentano la termogenesi, quindi inducono il nostro organismo ad aumentare calore, bruciando così più grassi, senza che il sistema nervoso venga eccitato ulteriormente.
- Bere tè verde inibisce la formazione di tumori associati all'esposizione a raggi solari UVB.
Come sfruttare al meglio le sue proprietà:
L'acqua che si versa nella tazza o nella teiera (secondo il metodo scelto) non deve essere bollente, ma qualche grado inferiore (circa 80 gradi. Lasciate in infusione per non piu' di 2 minuti. Bevete tiepido.
(Fonte: Buongiorno by mail / Al Naturale)

L’uomo è carnivoro?

FALSO! 


L’uomo non è carnivoro. L’organismo dell’uomo, contrariamente a quello dei carnivori, non è fatto per mangiare cadaveri di animali perché ne rimane intossicato a causa delle sostanze tossiche contenute nella carne.
L’organismo di un animale carnivoro cerca di espellere la carne dal proprio corpo con la massima velocità possibile, data la sua tossicità. Una riprova di questo è data dal fatto che il suo intestino è lungo 3 volte il corpo, mentre quello dell’uomo (e degli animali frugivori) è pari a 12 volte la lunghezza del corpo. Inoltre le mucose spesse e muscolose dei carnivori tollerano forti succhi gastrici, necessari alla digestione della carne, mentre l’uomo ne rimane danneggiato.
L’essere umano appartiene all’ordine dei primati antropomorfi, per loro natura frugivori, cioè atti a consumare frutti, foglie, semi. La neurofisiologia, l’embriologia, l’anatomia comparata confermano come l’uomo sia strutturato per cibarsi di frutti, noci, germogli freschi, foglie tenere, tuberi, radici e non di muscoli, ossa ed interiora come i carnivori.

Questi infatti hanno conformazione dentale, patrimonio enzimatico, organi visivi, strutture di offesa, caratteristiche di potenza e d’aggressività, apparato digerente, intestinale, escretorio, sudorifero, circolatorio adatti ad utilizzare l’alimento carneo anche come fonte glucidica, consumandolo crudo e completo di interiora e sangue. Gli esseri umani senza mezzi artificiali difficilmente sarebbero in grado di cacciare.
Molti sono ormai gli scienziati concordi nell’affermare che l’uomo si è convertito a consumare muscoli di animali (in principio carogne) per necessità legate alla inospitalità delle foreste nell’ambiente originario, circa 2 milioni di anni fa nell’era Neozoica, periodo Pleistocene.
In quell’epoca avvennero infatti glaciazioni, interglaciazioni (ritiro dei ghiacciai e avvento di climi più caldi) e periodi di siccità contrapposti a forti diluvi: eventi climatici instabili ed irregolari che decretarono la riduzione di gran parte della vegetazione spontanea, nonché il mutare delle foreste in savane.
L’Homo Habilis sarebbe dunque passato al carnivorismo per poter sopravvivere, pagando però lo scotto di un accorciamento della vita media.
L’uomo è diventato carnivoro in epoche in cui non si conoscevano i danni della carne: oggi solo gli esquimesi restano un popolo carnivoro per necessità assoluta. Essi consumano non solo la carne ma anche gli organi interni e le interiora e bevono il sangue. La durata media della vita di questo popolo è di 25-30 anni.
Muoiono vittime della arteriosclerosi causata dall’alimentazione carnivora.
Oggi noi non ammazziamo direttamente le nostre vittime, ma ci serviamo di intermediari che spesso non vediamo: i dipendenti dei mattatoi, i cacciatori, i pescatori. In questo modo perdiamo un anello importante della catena che unisce l’animale alla nostra tavola...e questo sicuramente ci aiuta a giustificare, in qualche modo, una tale ed inutile violenza.
- Gli animali più forti e resistenti alle fatiche fisiche sono vegetariani:
l’elefante, il rinoceronte, l’ippopotamo, le scimmie antropomorfe (scimpanzé, gorilla, etc.); o ancora quelli che l’uomo ha sempre sfruttato per eseguire lavori pesanti: bue, cavallo, mulo, asino.
- Gli animali più prolifici sono vegetariani: il coniglio.
- Gli animali più longevi sono vegetariani: l’elefante.
Tratto dal sito di Società Vegetariana ( www.societavegetariana.org )

Calcola il tuo menu vegetariano ideale

Calcola il tuo menu vegetariano ideale:
dieta Il sito vegpyramid.info ha una sezione molto interessante, nella quale si può creare il proprio menu vegetariano.
E' sufficiente indicare la propria età, il proprio sesso, e il proprio stile di vita (sedentario, moderato, o attivo).

In base ai parametri impostati, vi darà il calcolo delle vostre calorie, e un esempio di dieta (non nel dettaglio, ma solo il numero di porzioni di diversi alimenti vegetariani da consumare).
E' però anche possibile scaricare un esempio di dieta con menu giornalieri da prendere come spunto.

LA SCONVOLGENTE VERITA’ SULLA RAFFINAZIONE DELLA FARINA BIANCA


Per farina bianca raffinata intendo la farina che abitualmente è presente sulle nostre tavole sottoforma di pane, pasta e dolci.
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Questo tipo di prodotto industriale che non ha quasi più niente di naturale è stato privato di 2 parti fondamentali del seme del grano: La crusca all’esterno ed il germe all’interno (l’embrione).
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Una dieta basata principalmente su questo prodotto è la causa principale di malnutrizione, costipazione, stanchezza e numerose malattie croniche.
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Se ci pensi bene si tratta di un prodotto abbastanza recente, il pane comune infatti fino a poco tempo fa esisteva esclusivamente in forma integrale.
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Solo negli ultimi 50 – 60 anni è stato introdotto il pane bianco, simbolo di un progresso economico e tecnologico che non ha tenuto conto della salute degli esseri umani.
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 Un grano troppo impoverito
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Negli anni ’50 inoltre il frumento è stato vittima di profonde trasformazioni genetiche da parte dei più grandi agronomi italiani. La ricerca genetica, di un frumento che garantisse grosse produzioni e resistentissimo agli eventi esterni, ha creato un grano troppo impoverito, quasi completamente privo di sostanze nutritive.
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Farine arricchite
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Addirittura sono nate delle farine arricchite proprio per soccorrere alla mancanza di questi nutrienti. Quindi le grosse industrie di raffinazione del grano aggiungono 4-5 vitamine e minerali inorganici, pensando così di compensare le 15-20 o più sostanze che si trovano nella crusca e nel germe. (senza considerare le fibre…)
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Ma vediamo su cosa influisce il consumo eccessivo di farina bianca:
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Più prodotti raffinati una persona mangia più insulina deve essere prodotta dall’organismo.
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L’insulina favorisce il deposito di grasso, il passaggio ad un rapido aumento di peso e di trigliceridi elevati, che può portare a malattie cardiache. Nel tempo, il pancreas diventa così carico di lavoro che la produzione di insulina si blocca, e ipoglicemia (poco zucchero nel sangue) o diabete vengono a galla.
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Non è un caso che il diabete sia una delle malattie più diffusenegli ultimi decenni. Ci sono bambini che nascono già diabetici negli Usa a causa degli errori alimentari dei loro genitori e in Italia la percentuale di celiachia e intolleranza al glutine(presente nel frumento) cresce ogni anno del 10 %.
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Inoltre la farina di grano raffinata è il combustibile che alimenta le infezioni e gli alti livelli di zucchero nel sangue creando un terreno fertile per batteri dannosi ed un conseguente indebolimento del sistema immunitario.
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Ma non è tutto qui, purtroppo la situazione è anche peggio.
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Perché il colore del pane bianco è così bianco,
quando la farina di grano da cui è stato prelevato non lo è?
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Il motivo è semplice: la farina usata per fare il pane bianco è sbiancata chimicamente, proprio come quando usi la candeggina per sbiancare i tuoi vestiti.
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Così, quando mangi il pane bianco, mangi anche i residui chimici degli sbiancanti.
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I mulini industriali usano prodotti chimici differenti per lo sbiancamento,  ma sono tutti abbastanza nocivi.
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Eccone alcuni: l’ossido di azoto, di cloro e nitrosyl e perossido di benzoile miscelato con sali chimici vari.
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Un agente sbiancante, l’ossido di cloro, combinato con le proteine qualunque siano, ancora rimaste nella farina, produce allossana.
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L’allossana è velenosa, ed è stata utilizzata per produrre il diabete in animali da laboratorio. L’ossido di cloro serve anche ad allungare la durata di conservazione della farina, ma non è propriamente salutare.
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Inoltre, nel processo di produzione di farina bianca, la metà degli acidi grassi insaturi, che sono ad alto valore alimentare, si perdono nel processo di fresatura , e praticamente tutta la vitamina E è perduta con la rimozione di germe di grano e crusca.
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Come risultato, il resto della farina del pane bianco che si acquista, contiene solo proteine di scarsa qualità e amido modificato.
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Ma non è tutto per quanto riguarda la perdita di sostanze nutritive.
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Circa il 50% di tutto il calcio, il 70% di fosforo, l’80% di ferro, il 98% di magnesio, il 75% di manganese, il 50% di potassio, e il 65% del rame vengono distrutti.
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Se questo non fosse abbastanza grave, circa l’80% di tiamina, il 60% di riboflavina, il 75% di niacina, il 50% di acido pantotenico, e circa il 50% di piridossina sono inoltre persi.
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E non è ancora finita…
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Gli zuccheri semplici e i carboidrati raffinati (farina bianca, pasta, lavorati, cibi devitalizzati, etc..) richiedono poco metabolismo ed entrano nel flusso sanguigno rapidamente.
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 improvviso aumento di zuccheri
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Il pancreas, l’organo che regola la quantità di insulina che viene rilasciata nel sangue, è indaffarato dall’ improvviso aumento di zuccheri.
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Il risultato di tutto questo è una forte diminuzione della glicemia (solitamente entro un’ora), e una conseguente sensazione di letargia, confusione mentale, debolezza e senso falso di “fame!
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Tutti questi problemi portano una forte acidità
che considero una delle cause principali di ogni malattia.
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Come se non bastasse, questo fa in modo che lo zucchero causi l’aumento di peso, non solo a causa del suo innaturale contenuto calorico, ma in realtà perché altera il metabolismo!
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Che cosa significa ciò?
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Ecco cosa significa: se due gruppi di persone sono alimentate con lo stesso numero esatto di calorie, ma un gruppo prende le sue calorie dello zucchero e da prodotti raffinati, mentre l’altro gruppo consuma le calorie sotto forma di cereali integrali, frutta e verdure, il primo gruppo aumenta di peso, mentre l’altro no.
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Questa constatazione ci viene da studi pubblicati da parte del Ministero della Salute degli USA
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Farina bianca  ”arricchita”
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Come abbiamo visto quindi poche sostanze nutritive sintetiche sono aggiunte nuovamente alla farina bianca che viene poi chiamata “arricchita”.
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In realtà non c’è stato alcun reale “arricchimento” del prodotto originale, ma l’inganno e la distruzione della vita di una delle tante creazioni perfette che troviamo in natura.
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I ratti di laboratorio di solito muoiono in una settimana-dieci giorni,
quando sottoposti ad una dieta a farina bianca raffinata.

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